La bambola di pane: un incontro tra cibo e simbolo

BAMBOLE DI PANE. FORME, GESTI E RACCONTI DELLA TRADIZIONE SARDA

Un incontro aperto a tutti, in forma di narrazione divulgativa e coinvolgente, per condividere i preziosi racconti di Claudia Zedda

Un viaggio tra le forme del pane e i loro significati, con particolare attenzione ai pani in figura di bambola e pani gioco. Il racconto si allargherà al tema della bambola nella cultura sarda, esplorando i rapporti tra gioco, gesti quotidiani, ritualità e trasmissione dei saperi.

Vivremo un momento unico di condivisione e di riscoperta di un mondo antico mai trascorso, un patrimonio culturale immenso ricco di storie, leggende, preparazioni, simbolismi che attendono solo di essere esplorati.

Bambole-gioco, così venivano talvolta chiamate, eppure, dietro quelle piccole forme di pasta, si nascondeva qualcosa di molto più profondo. Erano anche bambole sacre e rituali, figure capaci di accompagnare e scandire il tempo della comunità, segnando passaggi, ricorrenze e momenti importanti della vita.

Ecco dei piccoli approfondimenti di alcuni dei pani che approfondiremo assieme a Claudia:

SA PIPIA DE CARÈSIMA – Tra le più conosciute bambole di pane della tradizione sarda c’è Sa Pipia de Carèsima, un pane calendariale dalle sembianze di una piccola bambola, caratterizzato dalle sue sette gambette, una per ciascuna delle sette settimane della Quaresima. Era un modo semplice e insieme profondamente simbolico di misurare il tempo: con il trascorrere delle settimane, una gambetta veniva staccata, fino ad arrivare alla Pasqua. Il pane diventava così un vero e proprio calendario domestico, capace di rendere visibile il tempo dell’attesa e accompagnare, settimana dopo settimana, il cammino verso la festa.

PITZINNAS DE ÒBU – Con la Pasqua arrivavano anche le Pitzinnas de òbu, le bambole con l’uovo: piccole figure di pane realizzate con cura, spesso finemente decorate e arricchite dalla presenza di un uovo sodo, inserito e custodito nell’impasto. In alcuni casi venivano impreziosite con piccoli frammenti di tessuto tradizionale sardo, trasformando queste creazioni in vere e proprie figure rituali, dove il pane, l’uovo e gli elementi decorativi si incontravano per raccontare la rinascita, la vita e la festa.

I PANI PER BAMBINI E LE RICORRENZE – Le bambole di pane accompagnavano anche l’infanzia e i momenti importanti della vita della comunità. Le donne preparavano piccoli pani dalle forme diverse: bamboline, animali, cestini e altre figure, pensati come piccoli doni e, al tempo stesso, come veri e propri giocattoli commestibili. Erano forme semplici, nate dalle mani e dalla fantasia, capaci di trasformare il pane in qualcosa da osservare, custodire, giocare e infine mangiare. In occasione di nascite, matrimoni e altre ricorrenze, questi pani potevano assumere anche un significato beneaugurante: doni simbolici attraverso cui augurare abbondanza, prosperità, fertilità e buona sorte.

Così il pane, alimento quotidiano e fondamento della vita, diventava anche linguaggio rituale: prendeva forma tra le mani delle donne e, attraverso quelle forme, raccontava il tempo, la festa, la crescita e i passaggi della vita.

Il mito ci racconta che il pane è il risultato di un dono celeste (lo spirito del grano) e dell’impegno dell’uomo che, come un moderno demiurgo, plasma e trasforma la grezza e non commestibile materia prima in un prodotto culturale ricco di vissuti ed emozioni che racchiudono millenni di storia. Un filo invisibile che ancora oggi unisce persone, generazioni e comunità.

Secondo le credenze tradizionali, lo spirito del grano, sa mamma e su trigu, risiederebbe all’interno dell’ultimo covone raccolto o di quello raccolto prima dell’alba, alla vigilia della festa di San Giovanni. Questo grande mazzo di spighe veniva poi conservato in casa o nel granaio per godere della sua forza protettiva e apotropaica.

Questa figura, simbolo di protezione, racchiude la spiritualità e la sacralità che il grano riveste nella cultura popolare della nostra isola. Sa Mamma e su trigu è per noi una “madre” che dona protezione e nutrimento al suo popolo, poiché custodisce il ciclo di vita del grano, cereale alla base di moltissime preparazioni tradizionali. È una presenza che attraversa il tempo e riaffiora nei gesti quotidiani, nelle forme del pane, nei riti e nelle parole tramandate. Una memoria viva che ci ricorda come, nella cultura popolare sarda, il cibo non sia mai soltanto cibo: è relazione, appartenenza, protezione e racconto.

In questo speciale appuntamento, insieme a Claudia, ci addentreremo nel vasto e affascinante patrimonio culturale dei pani sardi: un universo in cui tradizioni, sapori e saperi antichi continuano a vivere attraverso una straordinaria varietà di forme, impasti e significati.

Sarà un viaggio tra le radici profonde di una cultura che ancora oggi si rinnova, nelle case e nelle comunità, attraverso mani che impastano e modellano, gesti che si ripetono e si trasformano, parole che custodiscono la memoria e la consegnano al futuro.

Perché il pane è anche questo: una trama da leggere e da abitare, fatta di tempi e stagioni, celebrazioni e luoghi, consuetudini domestiche e ritualità collettive. Un patrimonio che prende forma ogni giorno, capace di raccontare chi siamo attraverso ciò che facciamo, condividiamo e tramandiamo.

E allora, lasciamoci guidare dal profumo del grano, dalla sapienza delle mani e dalla magia delle forme che diventano simboli.

Siete pronti a intraprendere con noi questo affascinante viaggio di ottobre, alla scoperta dell’anima più antica e sorprendente del pane sardo?

Per scoprire gli altri imperdibili incontri di questa 27^ edizione della Sagra del Pane e iscriversi ai tanti laboratori in programma clicca qui!

CREDITI
Intervento divulgativo a cura di Claudia Zedda

Claudia Zedda è un’antropologa, scrittrice, insegnante e autrice sarda, profondamente radicata nelle tradizioni, miti e cultura della sua amata Sardegna. Fondatrice della Janas Academy.

Claudia si dedica alla divulgazione della ricca eredità culturale sarda attraverso seminari online e in presenza, esplorando temi che spaziano dalla medicina popolare sarda all’antropologia, con un focus particolare sulla cultura materiale e immateriale femminile. Gestisce i blog claudiazedda.it e koendi.it, dove condivide approfondimenti sulla cultura sarda. Claudia è autrice di sette libri che includono saggi antropologici, racconti per ragazzi, romanzi antropologici e un ricettario di antropologia alimentare. Appassionata di fotografia si dedica con interesse agli studi di etnobotanica ed erboristeria popolare, nonché alla divulgazione della cultura di Sardegna.

Riscopri l’importanza della natura per la tua crescita

Immagina un luogo in cui il passato incontra il presente, dove la saggezza delle tradizioni sarde si intreccia con la tua crescita personale, culturale, spirituale ed emotiva. Un luogo nel quale puoi riscoprire la natura e comprendere a pieno che il contatto con il verde ti ricarica e ti guarisce.

Per un viaggio unico nel cuore della cultura

Mani in pasta: realizziamo una bambola di pane

Un viaggio tra le forme del pane e i loro significati. Un laboratorio pratico e intimo che intreccia memoria e narrazione rituale, per riscoprire, attraverso il fare, un patrimonio culturale prezioso che ancora oggi parla alla nostra terra e alla nostra identità. Partendo da un impasto già predisposto, ogni partecipante sarà accompagnato nella modellazione di una piccola bambola di pane, attraverso passaggi semplici e decorazioni personalizzate. Il manufatto sarà destinato all’essiccazione, senza cottura durante il laboratorio, e potrà essere portato a casa insieme alle indicazioni per completarne l’asciugatura.

Numero massimo di partecipanti: 10 persone

Inizio: 25 ottobre – ore 11:00

Per info e prenotazioni clicca qui

“La cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa più grande”

Hans-Georg Gadamer

Articoli simili