
LAVORAZIONE E COTTURA DE SU COCCOI E DEL PANE APPUNGIAU (LADASA)
Vivrai gesti, profumi e magie di un rito, qui a Villaurbana, irrinunciabile: quello legato alla preparazione del pane tradizionale. Questa pura arte condivisa è, qui, più che viva e sforna ogni giorno gemme dalle forme e bellezze peculiari.
Saranno le abili e sapienti mani di due maiste d’eccezione, Adriana e Rimedia, a condurci dentro questo intreccio umile e sapiente di mani, antichi gesti, silenzi, profumi e quotidiane fragranze.





Il Pane qui a Villaurbana è patrimonio vivo e identità collettiva. Le sue forme, le tecniche di lavorazione, le decorazioni a pintadura e la celebrazione annuale della Sagra del Pane testimoniano un sapere antico che vive nel presente. Il pane è il centro della convivialità, della festa, della memoria. È gesto quotidiano e rito sacro, tramandato dalle massaie del paese con orgoglio e dedizione. I pani sardi raccontano della bontà di ingredienti e legami genuini, di mani sapienti intente a imprimere pintaderas e timbri del pane, dei paesaggi dorati dell’isola con le distese di grano duro da cui si ottengono le semole per pane, pasta e dolci tipici.
Il patrimonio culturale dei pani sardi è immenso, un racconto vivo di tradizioni, sapori e saperi antichi, un presente variegato di eccellenze dalle radici lontane che affondano nell’epoca nuragica. Il pane è simbolo di tradizione e appartenenza, un rito che scandisce il calendario e celebra ogni occasione.
Il mito ci racconta che il pane è il risultato di un dono celeste (lo spirito del grano) e dell’impegno dell’uomo che, come un moderno demiurgo, plasma e trasforma la grezza e non commestibile materia prima in un prodotto alimentare e culturale ricco di vissuti ed emozioni che racchiudono millenni di storia comunitaria e saperi quotidiani delle mani.



In Sardegna il pane non solo è un alimento prezioso, ma anche forma e impasto che lasciano il segno. Impasto e parole vengono modellate ogni giorno per creare e comunicare la trama del vivere con i suoi differenti tempi, celebrazioni, luoghi, forme e contenuti delle abitudini domestiche e comunitarie.
“L’universo comincia con il pane” scrive Diogene Laerzio tramandando un detto antico di Pitagora. E infatti nel pane troviamo i quattro elementi che sono alla base dell’Universo: la terra che dà il frumento; l’aria per la lievitazione; l’acqua per impastare; il fuoco per la sua trasformazione, per la cottura.
La lavorazione del pane è un’arte senza tempo che sussurra dritta alla nostra anima. La materia su cui si opera è famigliare. Il suo gesto ci ricorda che apparteniamo a questa terra bisognosa di carezze, ci esorta a dare valore al tempo della condivisione.
Ci piace del pane il suo essere così profondo, semplice e speciale. Quel suo raccontare le storie infinite della nostra quotidianità. Il suo profumo che riempie le case, l’umanità che contiene, il suo essere contro la fame. Perché è nutrimento, ma anche memoria. Perché è stato, da sempre, una forma concreta di cura.
Ci piace spezzarlo e condividerlo. Ci piace portarlo alla bocca e sentire che, insieme al suo sapore, entra dentro di noi qualcosa di più antico: la terra, il grano, il lavoro, l’attesa, le mani di chi lo ha impastato, le voci delle donne che ci hanno preceduto.
Forse è proprio questo il dono più grande del pane: nutrirci non soltanto il corpo, ma anche il senso di appartenenza. E allora, quando il pane esce dal forno, caldo, profumato, vivo, non è semplicemente pronto per essere mangiato. È pronto per essere raccontato, condiviso, ricordato. È un piccolo pezzo di mondo che passa dalle mani di una donna alle mani di un’altra, dalle madri alle figlie, dalle nonne alle nipoti, e continua il suo viaggio. È la memoria che diventa materia. È la terra che diventa pane. È il tempo che diventa gesto. È una comunità che, impastando, continua a riconoscersi.
LE DONNE DEL PANE
Le nostre maiste Adriana Dessì e Rimedia Orrù ti aspettano per accompagnarti dentro questo rito e donarti, attraverso le loro mani e il loro sapere, la gioia semplice e profonda del pane. E accanto a loro sarà con noi, nel pensiero e nel cuore, Cristina Piras, altra meravigliosa Donna del Pane, che ogni anno ci guida alla scoperta del Pane Pintau. Quest’anno non potrà partecipare attivamente per una perdita che ha dovuto affrontare, ma la sua presenza non mancherà: sarà con noi nella bellezza dei gesti e nella mostra “Il Ciclo di Vita e la Sacralità del Pane”, nella parte dedicata a tutte le Donne del Pane di Villaurbana.
Perché il pane è anche questo: un filo che unisce chi c’è, chi c’è stato e chi verrà. E finché ci saranno mani capaci di impastare, donne capaci di custodire e cuori capaci di condividere, quel filo non si spezzerà.
A Villaurbana, il pane continuerà a nascere. E con lui, ogni volta, rinascerà una parte della nostra storia.
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