Le Danze Rituali Cham eseguite dai monaci buddhisti e dai lama: uno degli aspetti più complessi ed affascinanti dell’intera tradizione tibetana.
La policromia di costumi, maschere e ornamenti; i suoni profondi e drammatici degli strumenti musicali; la potenza simbolica dei movimenti dei danzatori carichi di valenze archetipiche raccontano “storie meravigliose”, che toccano con forza il cuore e la mente di quanti assistono alla sacra rappresentazione.
La maggior parte delle danze rituali viene eseguita pubblicamente nei cortili dei monasteri davanti a un gran pubblico che, a volte, giunge da luoghi distanti settimane o mesi di cammino. Tutte le fasi del cham sono scandite dal suono di un’orchestra monastica. Gli strumenti usati durante sono per lo più i cembali (rolmo), i tamburi a manico (nga), le trombe telescopiche (dung-chen ) dal suono inconfondibile, paragonato spesso al barrito di un elefante,- e quelle corte (gyaling). La corte del monastero diventa un maṇḍala, ove le forze divine occupano determinati spazi, per cui le danze si sviluppano secondo precise dinamiche di movimenti. Prima, però, è necessario purificare il terreno da tutte le presenze maligne e quindi i cham di apertura sono apotropaici. Le Danze purificatrici cedono via-via, lo spazio alle danze delle Divinità Terrifiche tanto presenti nell’iconografia del buddhismo Vajrayāna. Anche se irate hanno sempre e comunque funzione benefica (distruggono i nemici del dharma e scardinano le gabbie mentali che impediscono l’illuminazione). Guidati da Guru Rimpoche (Padmasaṃbhava) nella forma della “Fiera Folgore”, danzano per dissolvere l’erronea concezione della dualità e celebrare il trionfo della coscienza illuminata. IL mito racconta che fu lui il primo ad eseguire le danze cham nel VII sec., in occasione della costruzione del monastero di Samye, al fine di consacrare lo spazio del monastero, benedire le prime ordinazioni monastiche e sottomettere gli spiriti del luogo.
La danza rituale fa parte dell’addestramento interiore del praticante e comprende anche meditazioni, visualizzazioni ed elaborate tecniche di concentrazione. Il Cham si può definire una sorta di meditazione in movimento in cui il danzatore, aiutato dalla musica, da apposite preghiere e dal simbolismo dei costumi che indossa, entra in un rapporto diretto con la divinità che la sua mente visualizza e rappresenta.


Ogni danzatore esegue la danza di un ben preciso personaggio del pantheon tantrico e con esso stabilisce un legame profondo. Il monaco, grazie al potere del cham, “diventa” la divinità stessa, ci si identifica completamente e, tramite questa identificazione, ne acquisisce le qualità fondamentali raggiungendo così una superiore consapevolezza spirituale: è in questo stato mentale completamente purificato e trasfigurato che deve danzare.
Attraverso la meditazione in rapporto alla divinità il praticante tantrico purifica la sua intera struttura psico-fisica e “protegge” quelle che vengono chiamate le tre basi: corpo, parola e mente. Proteggere il corpo significa assumere le varie attitudini della divinità in modo da rimuovere l’apparenza “ordinaria” del corpo. Proteggere la parola vuol dire che il danzatore mentre esegue il cham deve continuamente ripetere un mantra (formula di preghiera) della divinità o, se canta, deve essere in accordo con la particolare melodia associata ad essa. Con protezione della mente si intende. invece, quello stato di consapevolezza interiore che mette in grado il danzatore, mentre esegue i differenti movimenti rituali, di essere pienamente concentrato sulla dignità che il suo “ruolo” comporta.
Il cham viene solitamente diviso in tre livelli: esterno, interno e segreto. Al livello esterno appartengono le gestualità, i movimenti e i “passi” veri e propri che sono l’oggetto della coscienza visiva. Quello interno si riferisce invece ai diversi ornamenti simbolici indossati dai danzatori (per farvi qualche esempio, la collana è in relazione con la perfezione della generosità, gli orecchini con quella della pazienza, i bracciali con quella della moralità). Quello segreto è il livello più profondo: la dimensione nella quale la mente di colui che danza è del tutto purificata e “dimora” nella visione, lo stato di totale chiarezza al di là delle concettualizzazioni. Quello stato dove le cose vengono viste nella loro nuda essenzialità, così come esse sono.
I principali personaggi dei cham sono in genere le divinità, i Protettori del Dharma (Dharmapala) e i maestri con cui il monastero è particolarmente connesso. Vi sono inoltre delle “figure” che compaiono praticamente in tutti i cham indipendentemente dalle differenti scuole e tradizioni. Di queste “figure” varrà la pena ricordarne alcune:


Mahakala, divinità protettrice spirituale più potente ed importante del gruppo numeroso di Protettori del Dharma, divinità terrificanti tibetane che hanno come scopo quello di proteggere gli Insegnamenti e i praticanti, eliminando tutti i nemici del Dharma. L’elemento comune delle maschere di Mahakala sono i cinque teschi che decorano la sua corona, simbolo della trasmutazione dei cinque “klesha” (emozioni negative) nella cinque saggezza. Il suo viso ha lo scopo di spaventare gli spiriti maligni lontano dal luogo che protegge e di tenere lontane energie, pensieri e azioni negative.
Gli Animali, sovente legati al ciclo della divinità Mahakala, svolgono spesso un ruolo di primo piano nei cham, soprattutto il Cervo, il Corvo e il Toro e solitamente incarnano il potere spirituale che riesce a sconfiggere tutte le negatività (interiori ed esteriori).
I Signori dei Cimiteri Durdag che eseguono la danza degli Spiriti dei Luoghi di Cremazione (eseguita da monaci che portano una maschera raffigurante un teschio e indossano un abito rappresentante uno scheletro), simboleggiano l’evoluzione della mente verso la pura consapevolezza.
I Cappelli Neri (Sha-nag), praticamente gli unici danzatori che non hanno maschere sul volto, affidano il loro messaggio simbolico ad un elaborato abito di broccato e ad un largo cappello nero diviso in tre sezioni che rappresentano i tre livelli di esistenza. La tesa ornata di pelliccia raffigura i più elevati mondi spirituali dei reami senza forma (Arupadathu), la calotta conica simboleggia il mondo delle dinamiche meditative e delle forme spirituali (Rupadathu) e infine la parte terminale è in relazione con il mondo del desiderio e degli esseri umani e celesti (Kamadathu). I loro movimenti seguono le linee invisibili del maṇḍala e sono volti a “uccidere” i demoni che si oppongono al Buddhismo e ai suoi devoti: l’atto violento, tuttavia, ha la funzione compassionevole di mondare gli esseri demoniaci dalla loro negatività per farli rinascere in una terra pura e incamminarli sul sentiero dell’illuminazione.


Altrettanto importanti delle maschere e dei costumi sono gli oggetti rituali che vengono impugnati durante l’esecuzione dei cham, elementi simbolici attraverso i quali il danzatore articola il suo discorso esteriore ed interiore.
In passato molti viaggiatori occidentali che assistevano a queste antiche danze rituali credevano si trattassero di pantomime primitive o strani riti di magia nera. Non riuscivano a comprendere il significato di quelle movenze e cogliernee tutta la bellezza simbolica celata che si svela piano a una mente attenta e desiderosa di scoprire la magnificenza di una dottrina della mente così elaborata come quella tantrica.
Scopriremo così che la maschera di una divinità irata rappresenta, oltre che un Protettore del Dharma, anche l’aspetto dinamico della mente; che il Pugnale a Tre Lame (Phurba) impugnato dai danzatori altro non è che il simbolo della capacità della coscienza di recidere i nodi dell’ignoranza.
Proviamo a immergersci nel vortice del racconto visivo e sonoro di queste danze, pronti a coglierne l’elemento essenziale: rappresentare un potente linguaggio espressivo tramite il quale l’essere umano può entrare in contatto con le sue energie psichiche più profonde e provare a trasformarle lungo il cammino che conduce alla propria liberazione interiore.
Grazie a chi ha voluto intraprendere con noi questo piccolo viaggio simbolico alla scoperta delle danze rituali cham. Per scoprire altre meraviglie legate al Tibet, alle sue luci e misteri, date un’occhiata a tutti gli articoli dedicati alla mostra: https://www.altrasardegna.it/category/tibet-mistero-e-luce/
Grazie ancora e buon viaggio di scoperta!
Manuela Sanna