Fili di Grano, Fili di Sacro: su Filindeu tra mito e tradizione

UNA TRAMA DI MEMORIA E DEVOZIONE, UN FILO CHE UNISCE TERRA, CIELO E GENERAZIONI

Un incontro aperto a tutti, in forma di narrazione divulgativa e coinvolgente, per condividere i preziosi saperi della nostra isola di Sardegna

Ci sono saperi che attraversano i secoli, custoditi dalle mani e affidati alla memoria delle donne. Gesti antichi che si ripetono con la stessa cura, come una preghiera che non ha bisogno di parole, intrecciando la vita quotidiana alla dimensione del sacro.

Su Filindeu, la straordinaria pasta sarda è uno di questi tesori: un’eccellenza rara, riconosciuta come Presidio Slow Food e inserita tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT), che ancora oggi vive grazie alla dedizione di poche maestre custodi di un sapere tramandato di madre in figlia.

Fili che attraversano il tempo

Raccontare su Filindeu significa entrare in un mondo in cui il cibo diventa linguaggio e il gesto si trasforma in eredità. Significa riconoscere, nella semplicità del grano, la complessità di una cultura; nella pazienza delle mani, la forza di una tradizione; nella condivisione, il senso profondo di una comunità.

È una storia di donne e di devozione, di pellegrinaggi e di accoglienza, di conoscenze fragili che chiedono di essere custodite e trasmesse. Una storia in cui ogni filo porta con sé la memoria di chi lo ha intrecciato e la speranza di chi continuerà a farlo.

Perché su Filindeu non è soltanto una pasta rara: è un patrimonio vivente, un rito che si rinnova, una trama di molteplici identità che resistono al tempo. A condurci in questo viaggio di riscoperta sarà Elisa Sini, una delle nostre custodi scelte per traghettarci in questo straordinario sapere.

La storia de su Filindeu

La sua storia vive, e si fonde, con quella che si respira lungo il suggestivo cammino di fede che porta a San Francesco di Lula, nel cuore della Barbagia, vicino a Nuoro. Nelle notti del primo maggio e del quattro ottobre i pellegrini si mettono in cammino dalla chiesa del Rosario di Nuoro: trenta chilometri percorsi a piedi per raggiungere il santuario campestre di San Francesco, seguendo un richiamo che attraversa i secoli e abita il cuore di chi crede.

Un viaggio di fede, fatica e devozione, che trova accoglienza nel gesto generoso dei priori, i quali offrono ai pellegrini una minestra fumante di brodo di pecora, arricchita con pecorino cagliato. Ed è proprio in quel piatto caldo, condiviso dopo il lungo cammino, che si compie qualcosa di speciale: si cuoce su Filindeu, «il filo di Dio».

Il grano si trasforma in nutrimento e diventa dono, ristoro e segno di una promessa mantenuta. Come l’impasto richiede mani attente, tempo e pazienza per trasformarsi in una trama di fili sottilissimi, così l’essere umano è chiamato ad ascoltare la propria interiorità, a distinguere i bisogni autentici da quelli ereditati e a ritrovare un rapporto più consapevole con la vita.

Vuoi scoprire altre anticipazioni, segreti e curiosità sulla lavorazione de su Filindeu? Ti accompagniamo alla scoperta di questo sapere straordinario, in cui ogni filo custodisce una storia di gesti, sapere e devozione. [Leggi l’approfondimento dedicato: clicca qui!]

E per entrare nel vivo del mondo de su Filindeu, ti aspettiamo domenica 25 ottobre alle 0re 16.30 alla Casa del Pane per uno speciale appuntamento dedicato condotto da Elisa. L’occasione speciale per incontrare una tradizione viva e lasciarsi avvolgere dalla memoria, dalla spiritualità dei gesti che continuano a nutrire l’identità della nostra terra.

Per scoprire gli altri imperdibili incontri di questa 27^ edizione della Sagra del Pane e iscriversi ai tanti laboratori in programma clicca qui!

CREDITI
Intervento divulgativo a cura di Elisa Sini

Da anni studia e documenta le pratiche tradizionali dell’Isola: dalla raccolta delle erbe spontanee ai rimedi della medicina popolare, dalle ricette della cucina contadina alle tecniche delle arti manuali autentiche, tramandate oralmente. Dalle sue parole si evince la sua immensa passione.

“Non sono un’accademica, sono una Donna che studia, pratica e divulga un sapere antico in un mondo moderno. Attraverso i miei laboratori, corsi e dimostrazioni, insegno a riconoscere le erbe commestibili e non, a maneggiare e lavorare con le fibre naturali per creare cestini e fili, seguendo le tecniche tradizionali, e a preparare la pasta sarda con le mani, come si faceva nelle case delle nostre nonne – gesti antichi e tempi lenti. Porto avanti una missione di salvaguardia del patrimonio immateriale sardo, mantenendo vivo ciò che rischia di andare perduto“

Raccogliere, Intrecciare, Custodire.

“Cresciuta imparando a camminare lentamente — tra i profumi della macchia mediterranea, i campi di asfodelo, le cucine dove le mani sanno ancora fare le cose da sole. Vivo e mi muovo tra le erbe selvatiche della Sardegna da quando ero bambina – ascolto le storie delle nonne, degli anziani. Non come chi cerca qualcosa di esotico – ma come chi torna a casa. Le piante mi hanno insegnato a leggere la stagione prima del calendario, a riconoscere un profumo prima ancora di vederne la fonte. Ho imparato dalle mani di mia nonna, dalle storie di mia madre e di mio padre, dai sentieri silenziosi della macchia. Lavoro con le mani: raccolgo, intreccio, impasto, creo fili e conservo. Ogni gesto porta con sé il peso leggero di una tradizione che non vuole essere museo, ma vita quotidiana. Non per nostalgia, ma perché certi saperi hanno ancora qualcosa da dire“

Sardegna, Natura, Sapere antico

https://www.elisasini.it

Spirali della Memoria. Intrecci, fili e gesti dell’arte de su canisteddu

Un’esperienza dedicata all’antica arte dell’intreccio dell’asfodelo, per riscoprire, attraverso il gesto delle mani, la memoria viva della tradizione. Un invito a ritrovare le radici di una cultura che continua a vivere attraverso le mani di chi la custodisce e la rinnova. Filo dopo filo, intreccio dopo intreccio, l’asfodelo prende forma e si trasforma, prima in una spirale, poi in su canisteddu, il tradizionale cestino destinato ad accogliere il pane: un manufatto che custodisce storie, gesti antichi e il profondo legame tra la terra, il lavoro e la vita quotidiana.

Numero massimo di partecipanti: 10 persone

Inizio: 24 ottobre – ore 17:30

Per info e prenotazioni clicca qui

“La cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa più grande”

Hans-Georg Gadamer

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