Miniere

La Sardegna è un’isola ricchissima di risorse minerarie. Gli antichi greci la chiamavano “Argyróphleps nésos”, “l’isola dalle vene d’argento”, poiché era nota come terra ricca di miniere d’argento. Già i Romani usarono i toponimi come Argentiera per indicare una miniera d’argento che si collocava nel nordovest della Sardegna o Metalla per indicare un distretto, forse una città, che si trovava nella zona di Fluminimaggiore.
Durante il medioevo i Pisani incentivarono lo sfruttamento delle miniere d’argento: in tutto il Sulcis iglesiente sono ancora visibili i segni di queste antiche miniere: le cosiddette “fosse pisane”, che rappresentavano un’importante fonte di guadagno per i pisani. In questa fase nacquero e crebbero importanti centri come Iglesias, l’antica Villa di Chiesa.
A partire dalla seconda metà dell’800 la fama della Sardegna, legata alle ricchissime vene di piombo e zinco si diffuse in tutta Europa e importanti multinazionali otterranno concessioni minerarie che porteranno l’isola a diventare uno dei centri minerari più importanti d’Europa. Nacque anche l’industria mineraria legata allo sfruttamento del carbone e, in periodo fascista, venne fondata la città di Carbonia.
A partire dagli anni 60 del 1900 iniziò la crisi del settore minerario, fino alla chiusura definitiva di tutte le miniere della Sardegna. Molte di queste oggi sono state trasformate in musei, fruibili e aperti al pubblico.

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