Il mantra è uno strumento speciale, un insieme di sillabe, fonemi, radici di parole che posseggono, secondo alcune tradizioni, un potere psicologico e spirituale. Etimologicamente la parola Mantra significa “strumento per liberare la mente”.
Ciascun mantra selezionato lungo il percorso musicale creato per la mostra Tibet – mistero e luce, induce un determinato stato di coscienza e stato d’animo: la vibrazione del Mantra muove al nostro interno energie sottili che vanno a beneficiare il corpo e la mente in modi specifici, a seconda delle caratteristiche del Buddha al quale è riferito.

Tara, la “Liberatrice”, la “Salvatrice”, la “Stella”, “Colei che accompagna, che traghetta, che aiuta a giungere all’altra riva, aldilà dell’oceano dell’esistenze”, è la pricipale deità femminile della compassione più amata e venerata dagli appartenenti alla forma tantrica del buddhismo tuttora praticata in Tibet, in Mongolia e in tutta la regione himalayana.
Inizialmente viene presa come un’emanazione di Avalokitesvara, nata da un loto spuntato da una lacrima di compassione del grande bodhisattva, in seguito considerata la sua compassione attiva. Tara è un Buddha che ha espressamente desiderato raggiungere l’Illuminazione in una forma femminile per debellare l’errata convinzione che solo gli uomini potessero aspirare alla completa realizzazione. è un Bodhisattva Trascendente che personifica la materna ed amorevole sollecitudine dei buddha nel suo aspetto di intervento rapido ed efficiente per proteggere e salvare tutti gli esseri senzienti. I Bodhisattva Celesti sono dei buddha veri e propri, ma che si manifestano come bodhisattva. Si tratta dunque di esseri già illuminati che dentro di sé
hanno annientato l’attaccamento, l’odio e l’ignoranza, sviluppato la saggezza e raggiunto il nirvana (cioè la liberazione dal ciclo delle reincarnazioni , chiamato samsara), ma che – essendo pieni di compassione – non si privano della possibilità di operare nel mondo per prestare il proprio aiuto finchè non saranno salvati tutti gli esseri. Essi ottennero la buddhità innumerevoli eoni prima del nostro universo e fecero il voto di manifestarsi come discepoli di tutti i buddha in tutti i sistemi cosmici al fine di essere mediatori tra quei buddha e la popolazione umana di quei
mondi. Il loro inesauribile patrimonio di meriti karmici ed energia positiva li mette
La sua vibrazione mantrica aiuta a far emergere le nostre più sottili capacità di guarigione e autoguarigione. Quando ci sentiamo sopraffatti dalle emozioni, depressi o semplicemente desideriamo un momento di pace per ritrovare noi stessi, il Mantra di Tara Verde ci aiuta a sviluppare gioia, compassione, forza interiore e capacità di reagire velocemente agli eventi avversi.
Nella sua raffigurazione più comune – denominata Tara Verde – è rappresentata seduta su di un trono di loto: la sua gamba sinistra è ripiegata (simbolo del controllo sul desiderio e sull’energia sessuale) e la destra è protesa col piede appoggiato su un piccolo loto più in basso (per indicare che è pronta ad alzarsi per venire in aiuto di tutti gli esseri); la mano sinistra regge un utpala (loto blu) ed ha il palmo rivolto verso l’esterno, all’altezza del cuore, col pollice e l’anulare uniti e con le altre tre dita erette simboleggiare il Rifugio nei Tre Gioielli di cui Tara è un’emanazione); la mano destra poggia sul ginocchio destro e il suo palmo è pure proteso verso
l’esterno, ma col pollice e l’indice che quasi si toccano a formare un cerchio, mentre
le altre dita sono rivolte verso il basso in direzione del suolo: è questo il gesto
simboleggiante il potere protettore e la suprema generosità (cioè quella di concedere
le più alte realizzazioni o siddhi). Anche la mano destra talora tiene per lo stelo un
loto blu (simbolo dello scioglimento dei suoi blocchi di energia negativa).
È straordinariamente bella e ci sorride con amore. Il suo corpo di luce verdesmeraldo (che simbolizza la sua capacità di agire) è radioso e trasparente, non è qualcosa di solido e concreto. I suoi indumenti sono di seta celestiale e i suoi ornamenti sono gemme e gioielli stupendi : orecchini, collane, braccialetti, cavigliere. Sul capo porta un diadema splendente, tempestato di pietre preziose, da cui provengono meravigliosi raggi multicolori di luce che offuscano ogni altra
sorgente luminosa. Questo ornamento rappresenta il suo potere di aumentare la fede in chi ce l’ha e di farla sorgere in chi ne è privo, nonché il potere di esaudire ogni desiderio e speranza nei suoi devoti. Talora il diadema ha la forma della mezzaluna: il disco lunare che, giorno dopo giorno, aumenta fino a diventare luna piena simboleggia la situazione di chi, progredendo spiritualmente, raggiunge infine la totale Illuminazione. Tutti questi ornamenti emanano una luce che ha il potere di eliminare le sofferenze e le miserie (anche spirituali), apportando prosperità e buona fortuna a
chi invoca la dea.
Sul suo capo c’è l’uØÐúØa, che è la protuberanza cranica che viene a chi ha perseguito un giusto e virtuoso comportamento per milioni e milioni di anni: si tratta pertanto di uno dei 32 contrassegni principali che adornano il corpo d’un buddha, risultato dell’accumulazione di grandissimi meriti.
Per scoprire altre meraviglie legate al Tibet, alle sue luci e misteri, date un’occhiata a tutti gli articoli dedicati alla mostra: https://www.altrasardegna.it/category/tibet-mistero-e-luce/
Grazie ancora e buon viaggio di scoperta!
Manuela Sanna
ESPERIENZE













